
In Italia, una donna alla guida di un ramo del parlamento non è una novità. Dopo Nilde Jotti e Irene Pivetti, Laura Boldrini è la terza donna a ricoprire l'alto incarico. La novità, semmai - per dirla ancora con il suo discorso inaugurale - è che lei vorrebbe fare "di questa camera la casa della buona politica". Vorrebbe provare, insomma, a riconciliare gli italiani, che non hanno più fiducia nella "casta", nei politici e che non sentono il parlamento come la oro "casa". Speriamo che questa tenace marchigiana, approdata alla politica pochi mesi fa per il partito Sel (Sinistra ecologia e libertà), riesca nell'ardua impresa. I numeri per ricreare la pace tra gli italiani e le istituzioni lei - dapprima giornalista per l'agenzia Aise (Agenzia italiana stampa ed emigrazione, poi per la Rai - ce li ha. Già nel 1989 lavorava per i programmi alimentari mondiali della Fao. Sino al 2012 è stata l'infaticabile portavoce dell'Unhcr, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati. I viaggi (la sua casa di Roma é piena di souvenir e vecchie valigie) e la difesa dei diritti umani sono i temi di tutta una vita. La differenza rispetto ai suoi primi impegni umanitari in Angola o in Afghanistan, nel Sudan o nell'ex Iugoslavia, come ha detto di recente, é che "ora abbiamo il mondo in casa nostra, un'occasione da non perdere".
Laura Boldrini è ottimista, oltre che tenace. Anche l'Italia, come altri paesi del mediterraneo, è la meta di profughi da tanti paesi africani. Un tema al quale ha già dedicato un libro al titolo significativo: Tutti indietro (Rizzoli editore, 2010). Gli umiliati, i perseguitati cercano un tetto in Italia, ma noi siamo cambiati. La Boldrini scrive: "Negli ultimi anni, la sensibilità degli italiani è cambiata. La grave crisi economica, una terribile disoccupazione - ma anche certi partiti e certi politici - hanno seminato intolleranze e paura tra gli italiani rispetto agli immigranti". A questo tema ha dedicato il suo ultimo libro, Sole le montagne non si incontrano mai, uscito, sempre per Rizzoli, il 20 marzo scorso, in cui racconta la storia di Murayo, una ragazza somala, in Italia dal 1994, che ha incontrato il padre naturale. Sì, l'Italia è piena di brutte storie, di diavolenza e sfruttamento, ma anche di famiglie ospitali, magari povere, che cercano di integrare gli stranieri, di non sbattere la porta in faccia al mondo. A questi italiani Laura Boldrini, appena eletta presidente della camera, ha promesso di dedicare le sue forze. "Farò in modo - ha detto - che questa istituzione diventi luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno". Non solo dei giovani immigrati, pensionati, disoccupati o precari, ma anche delle donne "che subiscono umiliazioni e violenze", o di imprenditori "schiacciati dal peso della crisi". Non ci resta che augurare buon lavoro alla nuova presidente della camera.
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