Freitag, 5. April 2013

Stracciatella


Perché un gusto del gelato si chiama stracciatella?

Tutti i bambini di Roma, nelle fredde sere d'inverno, mangiano un piatto tipico della cucina locale, la stracciatella in brodo. Si tratta di una minestra fatta di uova sbattute con parmigiano e un po' di noce moscata, gettate per un minuto nel brodo caldissimo e mescolate con una frusta. Le uova formano degli "stracotti", cioè piccolissimi pezzi di forma irregolare. È un piatto molto semplice e saporito, nato probabilmente in tempo di guerra. È stato chiamato "stracciatella" anche in gusto del gelato (realizzato per la prima volta negli anni Sessanta), composto di crema di latte con aggiunta di piccoli pezzi di cioccolato fondente, simili nella forma  agli "straccetti" di uovo nella minestra.
Esiste anche un terzo esempio di uso della parole "stracciatella", per indicare l'interno della buratta. La buratta è un formaggio fresco tipico della Puglia, che ha al centro una farcitura di pasta filata lavorata con crema di panna fresca e "stracciata" a mano.

Donnerstag, 4. April 2013

Valentino


"La moda deve far sognare le donne e deve saper esaltare la loro femminilità senza mai scadere nella volgarità"
VALENTINO


























L'ultimo imperatore della moda

Eleganza, stile, raffinatezza, bellezza. Sono queste le parole più adatte a descrivere la moda di Valentino Garavani, o più semplicemente Valentino. Valentino è una leggenda. Leggendari sono i suoi vestiti, il rosso Valentino - la tipica sfumatura di rosso da lui creata - le la V, simbolo del suo marchio. Leggendaria è la sua carriera durata quasi 50 anni, fino al 2008. Questo genio, figlio della provincia italiana, nasce a Voghera l'11 maggio di 80 anni fa. Giovanissimo, comincia a lavorare a Parigi. Negli anni Sessanta diventa un grande della moda a livello mondiale. Fondamentale è l'aiuto di Giancarlo Giammetti, socio, compagno di vita e curatore dell'immagine del marchio Valentino.

Valentino apre il suo atelier a Roma, a Palazzo Mignanelli, in Via Condotti. Nel 1962 fa la sua prima sfilata a Palazzo Pitti, a Firenze. Il successo non si ferma. Nelle Roma della Dolce vita, diventa lo stilista preferito di dive del cinema e donne famose: Liz Taylor, Sofia Loren, Jacqueline Kennedy Onassis. qual è il segreto del suo successo? "Sono sempre andato avanti per la mia strada", ha detto. La bellezza è stata la sua musa e non si è fatto mai influenzare dalle mode nella moda, come lo stile grunge e minimalista di certi stilisti, che considera "una vera offesa alle donne". Oggi Valentino è un raffinato ed elegante pensionato e non ama la moda guidata dal finanza, che pensa solo al profitto. Dopo l'addio e la vendita del suo marchio, disegna costumi per balletti, vestiti per occasioni e clienti speciali.

Samstag, 23. März 2013

La letteratura del duecento


La prima grande figura che incontriamo proprio sulla soglia della nostra letteratura del duecento è quella di San Francesco d’Assisi.
Da San Francesco ci sono giunte alcune operette latine e un cantico, scritto in volgare umbro, conosciuto come il Cantico delle Creature o Il Cantico di Frate Sole, che può essere considerato il testo più antico della letteratura italiana.
Secondo Natalina Sapegno, il tipo di prosa ritmica e ritmata, che nelle divisione irregolare dei versetti, sembra riecheggiare le forme della liturgia non trova rispondenza nella letteratura italiana contemporanea.
Dopo la morte di San Francesco nacque una fiorente letteratura francescana che prosegui anche nel Trecento.

San Francesco d'Assisi, nato Francesco Giovanni di Pietro Bernardone (Assisi, 26 settembre 1182-Assisi, 3 ottobre 1226), è stato un religioso e poeta italiano.
Fondatore dell'ordine che da poi lui prese il nome, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Il 4 ottobre ne viene celebrata la memoria liturgica in tutta la Chiesa. È stato proclamato, assieme a Santa Caterina da Siena, patrono principale d'Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII.

Conosciuto anche come "il poverello d'Assisi, la sua tomba è meta di pellegrinaggio per decine di migliaia di devoti ogni anno. La città di Assisi, a motivo del suo illustre cittadino, è assurta a simbolo di pace, soprattutto dopo aver ospitato i tre grandi incontri tra gli esponenti delle maggiori religioni del mondo, promossi da Giovanni Paolo II nel 1868 e nel 2002, e da Benedetto XVI nel 2011. Oggi, S. Francesco d'Assisi é uno dei santi più popolari e venerati del mondo.

Oltre all'opera spirituale, Francesco, grazie al Cantico delle creature, è riconosciuto come uno degli iniziatori della tradizione letteraria italiana

Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, eletto papa nel conclave del 2013, ha assunto il nome pontificale di Francesco in onore del santo di Assisi.

Sonntag, 10. März 2013

Storia della letterature italiana

La storia della letteratura italiana
La storia letteraria di un popolo non è già un elenco delle opere scritte nella lingua nazionale; ovvero una successione di giudizi estetici e di biografie di autore: è invece la rappresentazione della vita spirituale del popolo rintracciata nei canti e nelle funzioni dei suoi poeti, nella meditazione e nelle memorie dei suoi sapienti, insomma nella sua letteratura la quale riflette perciò le vicende della civiltà e l'opera dei fattori che agirono in questa.
(Natalino Sapegno)

La storia della letteratura italiana ha inizio nel Duecento, quando nelle diverse regioni della penisola italiana si iniziò a scrivere in italiano con finalità letterarie.

Gli storici della letteratura individuano l'inizio della tradizione letteraria in lingua italiana nella prima metà del XIII secolo con la Scuola siciliana di Federico II di Svevia Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, anche se il primo documento letterario è considerato il Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi. La diffusione del messaggio poetico parti dunque dalla contea, e quando usci dai suoi ristretti confini per diffondersi in maggiore libertà nei comuni toscani e a Bologna, fu per molto tempo il dovere di una sempre più nota autorità comunale. Anche quando la Sicilia passò il testimone ai grandi poeti toscani, coloro che scrivevano d'amore vi associarono, seppure in maniera fresca e nuova, i contenuti filosofici e retorici assimilati nelle prime grandi università, prima di tutto quello di Bologna, prima università per antichità e respiro culturale. I primi poeti italiani provenivano dunque da un alto livello sociale, e furono soprattuto notai e dottori in legge che arricchirono il nuovo volgare dell'eleganza del periodare latino che conoscevano molto bene attraverso lo studio di grandi poeti latini come Ovidio, Virgilio, Marco Anneo Lucano. Ciò che infatti ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua, e la consapevolezza nella popolazione italiana di parlare una lingua, pur nata verso il X secolo d.C., si emancipa completamente dal promiscuità col latino solo nel duecento.

Come scrive Giuseppe Petronio: " Il carattere distintivo che ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua".

"Sarebbe stato impossibile determinare un momento in cui il latino abbia cessato di essere la lingua comunemente usata dal popolo e abbia ceduto il posto alle lingue nuove: sia perché tale trapasso dovette svolgersi diversamente e in diversi tempi nei differenti luoghi, sia perché soprattutto è assurdo scientificamente parlare del nascimento di un linguaggio, il quale non nasce ,ai e non muore bensì continuamente si trasforma".

L'Italia nel periodo romano e la letteratura latina

Nell'VIII secolo a.C. Roma aveva iniziato ad espandersi conquistando, nel corso di alcuni secoli, le varie regioni della penisola italiana, abitate da popoli differenti sia per lingua che per razza, unificandoli e dando così l'avvio ad un letteratura latina che produsse grandi scrittori tra i quali Lucrezio, Catullo, Cicerone, Virgilio, Orazio, Livio, Oviedo e Tacito.
Ma qualche secolo dopo Cristo l'Impero romano iniziò progressivamente a decadere e nel territorio penetrarono popolazioni di razza diverse, prevalentemente di origine germanica, che i Romani chiamarono barbari. Questo portò allo sfasciarsi dell'impero che si divise in diversi stati con storie separate, anche se alcuni di essi rimasero legati tra di loro, sia per il fatto di parlare la lingua latina, sia per il fatto di aver aderito alla religione del Cristianesimo.

L'Italia nel periodo medievale e la letteratura medievale

Con la detronizzazione dell'ultimo imperatore romano, nel 476 d.C., il potere passò a un re barbarico e L'Italia venne soggiogata dai germanici fino al 553 quando, con la battaglia del Vesuvio, L'Impero romano d'Oriente, costituito dai Bizantini, riuscì a rioccupare una parte dell'Italia. Nel 568 però, con la discesa in Italia dei Longobardi, che riuscirono a conquistare un'altra parte della penisola, si assistette ad una divisione politica, amministrativa e linguistica.

In questo periodo la cultura della penisola italiana, sia a causa delle condizioni economiche che si erano notevolmente aggravate, sia per le invasioni barbariche e altre cause, si abbassò notevolmente e la lingua iniziò un'evoluzione diversa secondo le regioni e i differenti strati sociali.

Da una parte ci sono le persone colte, i cosiddetti chierici appartenenti al clero e in un grado di leggere e di scrivere, che continuarono a parlare, e anche a scrivere, in latino e dall'altra le persone non colte, i laici, che, incapaci di leggere e di scrivere, utilizzavano dialetti che avevano un'origine latina ma col passare del tempo andavano sempre più allontanandosi e diversificandosi da essa.

Nacque così in Italia una letteratura nuova composta in latino medievale o  mediolatino che rispecchiava la nuova civiltà: la civiltà medievale.

Come scrive Alberto Asor Rosa "…é dall'intera maturazione di questa ( con tutti i fenomeni linguistici, ideologici e sociologici che l'accompagnano e ne derivano) che si produce a un certo punto una nuova cultura fondata essenzialmente sull'uso dei linguaggi volgari". Quindi si formò un nuovo linguaggio. Il Volgare.

L'Italia del periodo comunale e le letterature in volgare

Con la ripresa economica che si manifestò dopo il Mille e che vide la nascita della città, nacquero dei nuovi ceti cittadini appartenenti agli artigiani, ai mercanti o agli industriali, che, pur essendo laici, sentivano il bisogno di possedere una cultura e di esprimersi in modo letterario. Costoro pertanto iniziarono ad utilizzare i loro dialetti di origine latina, i volgari, per rivolgersi non solamente ai chierici, ma a tutti i laici che erano in grado di comprendere il volgare, spesso se letto o recitato da altri.

I primi scritti in volgare sono di carattere religioso nei quali si obbligano gli ecclesiastici a rivolgersi ai fedeli, nel corso delle prediche, nella loro stessa lingua come viene stabilito da Carlo Magno nell'813 durante il Concilio, di Tours e spesso formule di giuramenti come il Giuramento di Strasburgo del 14 febbraio dell'842, quando si assistette al giuramento di Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico davanti ai propri eserciti, il primo in francese antico e il secondo in francone.

Samstag, 2. März 2013

Cinema


Agli inizi del Novecento, pochi anni dopo l'avvento del cinématographe, il cinema italiano si afferma nel genere muto con pellicole come La presa di Roma, Gli ultimi giorni di Pompei e Cabiria; nello stesso genere  Rodolfo Valentino diviene celebre in America.

Gli anni trenta vedono la nascita del festival del cinema di Venezia e, promossa dal regime, di Cinecittà, imponente struttura all'avanguardia in Europa che favorisce, lo sviluppo del cinema italiano che propone, accanto ai film di propaganda, le pellicole stucchevoli e piccolo borghesi del cinema dei telefoni bianchi.

Nel dopoguerra i registi neorealisti come Vittorio De Sica, Roberto Rossellini e Luchino Visconti ottengono importanti riconoscimenti in patria e all'estero. Alla generazione successiva, quella del cinema d'autore, appartengono Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, ai quali si affianca la figura unica e anticonformista di Pier Paolo Pasolini.

Nella seconda metà degli anni cinquanta si sviluppa la commedia all'italiana, con caratteri di satira di costume, con registi come Pietro Germi, Mario Monicelli, Ettore Scola, Luigi Comencini, Dino Risi e Pasquale Festa Campanile; a tale filone appartengono attori affermati come Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Claudia Cardinale, Totò, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman e Alberto Sordi.

Agli anni sessanta e settanta appartengono il giallo all'italiana, in cui emergono i film di Lucio Fulci e Dario Argento, il cinema politico, con registi come Elio Petri e Francesco Rosi e interpreti come Gian Maria Volonté. protagonista anche dello "spaghetti-western", genere in cui spicca il regista Sergio Leone. A seguire, con l'avvento della televisione commerciale, inizia una crisi del settore che si protrarrà anche negli anni novanta e che nemmeno i 9 premi Oscar vinti da L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci (1988) o quelli assegnati(1a Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore 990), a Mediterraneo di Gabriele Salvatores (1992) e a La vita è bella di Robeto Begnini (1999) riusciranno a risollevare. Da ricordare anche le figure di Franco Zeffirelli. Ermanno Olmi, Carlo Verdone, Nanni Moretti e Massimo Troisi.

Negli anni duemila ad incassare maggiormente al botteghino sono i cosiddetti film di Natale o cine panettoni, caratterizzati da comicità grossolana, spesso ambientati in luoghi esotici.



Samstag, 9. Februar 2013

Narni


Narni era il nome latino che i Romani, dopo la conquista del 299a:C., avevano dato all'insediamento umbro di Nequinum, l'attuale Narni, una cittadina in provincia di Terni arroccata su uno sperone di roccia, dal quale domina la valle del fiume Nera che si stende ai suoi piedi.

Arriviamo in città di mattina. Una leggera foschia sembra voler aggiungere un tocco di misterioso incanto al borgo, sul quale domina l'imponente rocca fatta costruire nel XIV secolo dal cardinale spagnolo Gil Alvarez de Albornoz e che rappresentava all'epoca, oltre che una difesa, anche l'emblema dell'autorità papale sulla città e il suo territorio.
Oggi la maestosa fortezza ospita un parco tematico medievale in cui sono stati ricostruiti, con attenzione filologica, l'accampamento militare, il villaggio trecentesco e il mercato. All'interno della rocca si tovano la sala delle armi, la sala dei costumi e la sala della musica. Nei fine settimana di apertura del parco, si svolgono eventi di vario genere - come spettacoli di sbandieratori, concerti di musica medievale e danze storiche, gare di tiro con l'arco - sempre legati al Medioevo. 
Lasciamo l'atmosfera incantata del castello per tornare in paese, dove ci aspetta Roberto Nini per accompagnarci nel nostro breve giro per le vie della città - sulla quale nel frattempo splende il sole - prima di mostrarci qualcosa che promette di essere davvero sorprendente. Narni è un piccolo scrigno in cui sono racchiusi i tesori del suo passato. Durante il nostro tour siamo più volte tentanti di fuggire dalla nostra guida, attratti dagli archi di pietra che sembrano fare da ornamento agli stretti vicoli. Da Piazza Garibaldi, dove ci troviamo, è già possibile di ammirare l'imponente costruzione della Cattedrale di Narni. Il nucleo originario della chiesa dedicata a San Giovenale, primo vescovo di Narni, venne costruito tra l'XI e il XII secolo per poi essere ampliato e trasformato nei secoli successivi. Basta entrare e portarsi all centro della chiesa per ammirare, quasi in un unico colpo d'occhio, l'armonia della costruzione, in particolare la semplicità delle tre navate in stile romanico dell'impianto originario. 
Lasciamo la Cattedrale e ci avviamo per Via Garibaldi, la via del passeggio di Narni, che conduce in Piazza dei Priori, dove si trovano il Palazzo del Podestà e il Palazzo dei Priori. Prima di arrivarci, Roberto insiste per farci visitare il Teatro comunale. La costruzione risale alla metà del XIX secolo ed è particolare proprio perché è incorporata nel preesistente contesto medievale. La costruzione risale alla metà del XIX secolo ed è particolare proprio perché è incorporata nel preesistente contesto medievale. Ne risulta , come ci mostra Roberto, una piccola bizzarria architettonica. A chiudere il palco, infatti, non troviamo il classico fondale, ma i muri di un edificio medievale le cui porte immettono direttamente su una via adiacente al teatro. Per ingrandire il palcoscenico venne infatti inglobato nel teatro un intero vicolo.
Ma il tempo stringe e Roberto è impaziente di mostrarci la sua "sorpresa". Proseguiamo dunque la nostra visita della città incamminandoci lungo Via Mazzni, dove si trova la chiesa romanica di Santa Maria Inpensole, eretta nel XII secolo. È ora di avviarci verso la parte settentrionale della città, per ammirare "l'altra Narni". Si, perché oltre alla Narni, diciamo così, di superficie, ne esiste una sotterranea. A questo punto dobbiamo calarci, è proprio il caso di dirlo, in un mondo di fiabia e mistero. 

Narni sotterranea
Sembra una storia uscita dalla penna di Clive Staples Lewis, quella che ci racconta Roberto all'ingresso della "sua" Narni. Anche qui, come nelle Cronache di Narnia, ci sono dei ragazzi curiosi in cerca di avventura e anche loro, in qualche modo, hanno aperto una "porta" su un mondo straordinario e affascinante.
Tutto ha iniziato tanti, tanti ani fa. Roberto e i suoi amici avevano circa 10 anni e, come tutti i bambini, amavano giocare nei campi. In quel periodo il loro posto preferito era l'orto di un certo Ernani, il quale naturalmente non era contento di veder giocare quei mocciosetti tra i suoi pomodori e la sua insalata.  Così un giorno, per liberarsene, Ernani disse ai bambini di scavare in un certo punto del terreno, a debita distanza dalla sue piante, perché li avrebbero trovato un tesoro. Ernani non lo sapeva, ma proprio là sotto, dove aveva detto di scavare, giaceva davvero un tesoro, di pietra, ma dal valore inestimabile.
Sotto Narni si nascondeva di fatto un'altra città e le scoperte di Roberto e dei suoi amici, che nel frattempo, alla fine degli anni Settanta, avevano fondato il Gruppo speleologico Utec, avevano dell'incredibile: "In un primo momento non ci hanno nemmeno creduto, ci hanno preso per matti". La cavità indicata da Ernani nascondeva i resti di una chiesa del XII secolo con il soffitto decorato da un cielo stellato e affreschi rappresentanti l'Arcangelo Michele, la Vergine Maria, la luna e il sole. Non fu che l'inizio. Narni sotterranea é attraversata da un'infinità di cunicoli in cui si trova di tutto: pozzi etruschi, frantoi, cave di pietra. Negli anni sono stati rinvenuti anche una cisterna romana e una parte dell'antico acquedotto risalente al I secolo d.C. Infine, ecco la scoperta più interessante e inquietante allo stesso tempo.
Al fondo di un lungo corridoio sotterraneo si trova una grande sala a volta che, come si scoprirà, ospitò la stanza degli interrogatori del Tribunale del l'Inquisizione. La scoperta è sensazionale e, dopo molto ricerche, Roberto è riuscito anche a dare un nome al misterioso prigioniero che ha lasciato tracce così evidenti del suo doloroso soggiorno nelle celle della Santa Inquisizione. Si tratta di un certo Giuseppe Andrea Lombardini, caporale delle guardie dell'Inquisizione  di Spoleto, incarcerato nel 1759 con l'accusa di avere aiutato a far fuggire un prigioniero.  Starremmo ad ascoltare i racconti di Roberto per ore, ma è tempo di tornare in superficie e di partire per Orvieto.







Freitag, 8. Februar 2013

L'Italia a Tavola



Piccolo, ricche e fortunate
Manca poco a capodanno e dobbiamo essere pronti al grande rito. no. non quello dei fuochi d'artificio, ma quello che ti riempie le tasche di soldi. Almeno così dicono: si crede che chi al Cenone di Capodanno mangia le lenticchie guadagnerà tanti soldi. Poi non succede mai, come forse no è mai successo ai tempi dei Romani, quando la tradizione è nata. A quell'epoca infatti, durante le feste, il regalo più comune era una "scarsella" (ciò una borsa in pelle) piena di lenticchie, con l'augurio che si trasformassero in monete. 

Ora che lo sappiamo, ci piace ancora di più questo legume che è "povero", ma buono, fa bene e che, inoltre, conosciamo da tantissimo tempo. Se infatti per lo scienziato siamo di fronte al seme di una pianta Lens esculenta, che appartiene alla famiglia delle leguminose, lo storico per trovare le prime tracce di lenticchie a tavola deve tornare alla preistoria. Se studiamo i fossili, scopriamo che gli uomini hanno cominciato a coltivare le lenticchie nel 7.000a.C. nel'Asia sud-orientale. Nei secoli successivi, troviamo le lenticchie in tutta la zona Mediterraneo. In Turchia si coltivano dal 5.500 a.C., poi si diffondono in Egitto, in Grecia, a Roma. Troviamo traccia delle lenticchie addirittura nella Bibbia. ("…allora Giacobbe diede a Esaù del pane e della minestra di lenticchie", Genesi, 25,34), anche se per leggere le prime ricette un po'raffinate dobbiamo aspettare il cuoco e scrittore latino Apicio ("Lessetale in acqua. poi preparate a parte una salsa pestando pepe, cumino, coriandolo, foglie di menta, ruta e puleggia. Bagnate poi con miele, mosto cotto, salsa d'acciughe e aggiungete alle lenticchie").

A parte questi "eccessi" di condimento, amatissimi ai tempi dei Romani e forse un po' meno ai nostri, la lenticchie  è buona sempre e comunque. E soprattutto, pochi piatti costano così poco e fanno anche bene. Le lenticchie sono ricche di proteine e infatti, nel Medioevo, la gente ha cominciato a mangiarle al posto della carne nei giorni di digiuno del venerdì o anche durante le carestie. Piatto dei poveri amato nei secoli dei più raffinati gourmet di tutto il mondo, che, a seconda della posizione geografica, possono usare  lenticchie diverse: nelle Americhe piattono molto le lenticchie gialle e verdi con seme grande; in Europa, lungo le coste del Mediterraneo, so preferiscono quelle a seme piccolo di color arancio, rosso o marrone.


E in Italia? L'Italia è la patria della lenticchia, anche se succede come per il frumento: la domanda è così alta che la quantità che produciamo (750 tonnellate all'anno) non è sufficiente. Così importiamo  altre 24'000 tonnellate di lenticchie soprattutto dal Canada, dalla Turchia e dagli Stati Uniti. Tuttavia nelle botte piccola c`è il vino buono e le lenticchie italiane sono considerate da tutti le migliori. 

La "regina" è la lenticchia di Castellucio di Norcia, in Umbria, che ha ottenuto il marchio Igp (Indicazione geografica protetta). Coltivata sotto il paese di Castellucio, che si trova su una montagna, in una bellissima zona naturale, la lenticchia di Castellucio è famosa per il suo gusto delicato e per le dimensioni, circa 2mm di larghezza. Sempre in Umbria abbiamo le lenticchie di Colfiorito, mentre altrove troviamo la lenticchia verde di Altamura, in Puglia, grande e adatta ai contorni; la lenticchia di Villalba, in Sicilia; la lenticchia del Pollino, una new entri promossa dal 2005; la lenticchia di Ustica, piccola e ricca di gusto grazie al terreno vulcanico, color marrone scuro;  quella di Santo Stefano di Sessanio, in Abbruzzo, che si coltiva in terreni secchi di alta montagna, tra i 1.200 e i 1.450 metri; E poi, ancora, ci sono le lenticchie di Ventotene, delle Eoli, di Mormanno. Tutte amatissime dai gourmet ma anche dal dietologo, il quale afferma che la ricchezza di fibre delle lenticchie fa bene all'intestino e le rende ideali anche per abbassare il colesterolo. In più, grazie alla buona qualità delle proteine contenute, diventano una "bomba" nutritiva adatta soprattutto ai ragazzi, in particolare se mangiate con i cereali (pane pasta, riso). Come tutte le specialità gastronomiche della cucina italiana, bisogna saperle cucinare nel modo migliore. È meglio usare quelle secche perché sono più ricche di sostanza nutritive, anche se ci vuole più tempo per cucinarle. Si devono tenere in acqua da 4 a 12 ore (dipende da tipo di lenticchia) e poi si cuociono in poca acqua, come consiglia chi le produce. Ma ne vale la pena. Anche perché a Capodanno il cotechino non può stare in un piatto vuoto, senza le lenticchie. E poi bisogna sempre considerare che, oltre al palato, è contento il portafoglio: forse, una volta nella vita….