Freitag, 18. April 2014

Calabria






La Calabria è la punta dello stivale, la parte per definizione "in belle mostra". Se proprio vogliamo restare in tema, diciamo che la Calabria è una "calzatura" raffinata e principesca, l'ideale per chi cerca spiagge meravigliose, mare pulito e tradizioni locali tutte da scoprire. Del resto, 700 chilometri di coste - ora rocciose, ora di sabbia morbida come farina, con grotte e anfratti o aperte e attrezzate per grandi e piccoli - non sono certo pochi per scegliere la vacanze che più ci piace. Alcuni dicono che la Calabria non è mai uguale a se stessa e che i suoi paesaggi rispecchiano il carattere vivace e, a volta, un po`difficile della sua gente. È proprio così, fidatevi! Il bello è scoprirla a poco a poco, questa diversità, che si apprezza più che mai dove la terra incontra il mare.

Venendo da nord, la Calabria che ci dà il benvenuto è quella tirrenica della cosiddetta Riviera dei Cedri. Il primo litorale che lascia senza fiato è quello di PRAIA A MARE, graziosa cittadina in provincia di Cosenza che vanta, tra l'altro, una torre di avvistamento cinquecentesca e, nell'entroterra, il santuario della Madonna della Grotta. La spiaggia, molto ampia e quindi mai particolarmente affollata, è di sabbia mista a ghiaietto e vanta un mare limpidissimo. Proprio di fronte c'è un'isoletta lunga circa 4 km, l'isola di Dino, con uno splendido paesaggio naturale caratterizzato da grotte di rara bellezza, tra cui le grotte del leone, delle sardine e la grotta azzurra. Non lontano da qui, non lasciatevi scappare il piccolo borgo di Tortora, con la chiesa di San Francesco e il Palazzo Casapesenna, che ospita un antiquarium con i corredi funerari che provengono da necropoli scoperte nei dintorni.



Un po`più a sud, eccoci a SAN NICOLA ARCELLA. La spiaggia, qui, ha la particolarità di essere straordinariamente grande e di sabbia grigia. È delimitata da basse scogliere e, alle spalle, dal massiccio del Pollino, che la protegge anche al vento. Bello il centro storico di San Nicola, che invita alla visita soprattutto per il suggestivo Palazzo del Principe, la Torre San Nicola, detta anche Torre Crawford,  la Torre Saracena. Ma la vera meraviglia qui è la spiaggia di Arcomagno, una caletta da sogno, che si raggiunge a piedi, percorrendo un sentiero scavato nella roccia. La spiaggia è racchiusa fra due scogliere e prende il nome dallo straordinario arco naturale che si è creato nella roccia a picco sul mare.


Un'altra meraviglia della provincia di Cosenza è DIAMANTE, tutta da godere sia per quanto riguarda il centro abitato, sia per le spiagge. Tra tutte, quella di Punta Santa Letterata è una delle più belle, caratterizzata da un mix di ghiaia e scogli, ideale per chi fa snorkeling e famosa per l'abbondanza della fauna marina (è il posto ideale per i ricci di mare). In alternativa c'è la Spiaggia Grande, con sabbia di media pezzatura e il mare che, a causa del particolare fondale, è di colore verde smeraldo. Oppure si può esplorare l'isoletta di Cirella, coperta di macchia mediterranea e dominata da una torre costiera in rovina.
Finita la giornata di mare e sole, Diamante offre anche altre attrattive, come la chiesa dell'Immacolata Concezione costruita verso la metà del Seicento, e qualcosa di più "profano" ma non per questo meno affascinante, come i numerosi murales realizzati negli anni Ottanta da vari artisti, che rendono la cittadina un museo a cielo aperto. 


Sonntag, 9. März 2014

Enrico Caruso


Enrico Caruso (napoli, 25 febbraio 1873-Napoli, 2 agosto 1921) è stato un tenore italiano.Viene considerato il tenore per eccellenza, grazie alla suggestione del timbro e all'inconfondibile malia dello strumento vocale.


Nacque a Napoli, nel quartiere di San Carlo all'Arena, in via Santi Giovanni e Paolo7, il 25 febbraio del 1873 da genitori originari di Piemonte d'Alife, un toponimo situata all'epoca nella provincia di Terra di Lavoro. (dal 1927 conflituito nella neoprovicia di Caserta e, nel 1974, rinominato Piedimonte Matese)
Il padre, Marcellino Caruso era un operaio metalmeccanico; la madre, Anna Baldini faceva la donna delle pulizie. La madre aveva avuto prima di lui 17 figli, tutti morti. Dopo di lui nacquero altri tre fratelli.

Dopo aver frequentato le scuole regolari, a dieci anni andò a lavorare col padre in fonderia, ma sotto l'insistenza della madre si iscrisse a una scuola serale, dove scoprì di essere portato per il disegno: iniziò  a elaborare progetti di fontane per l'officina dove lavorava. Nel frattempo qualcosa stava crescendo in lui: la sua voce. Le prime arie d'opera e le prime nozioni di canto gli vennero insegnate dai maestri Schirardi de De Lutio.

Nel 1888 la madre morì di tubercolosi e poco tempo dopo il padre si risposò con Maria Castaldi.

Oltre a cantare nel coro della chiesa, Enrico fece qualche apparizione in spettacoli teatrali. La sua voce nel frattempo si era irrobustita e le piccole rappresentazioni cominciarono  a non bastargli più. La sua fortuna iniziò quando il baritono Eduardo Missiano, sentendolo cantare, si entusiasmò a tal punto che lo presentò al maestro Guglielmo Vergine, il quale accettò di dargli lezioni per migliorare la voce, ma pretese da lui il 25% dei suoi compensi con un contratto che sarebbe durato cinque anni.

Nel 1894 Caruso venne chiamato alle armi, ma dopo solo un mese e mezzo, grazie alle leggi in vigore a quel tempo e a un maggiore che era amante della musica, venne congedato a mandato a casa per permettergli di continuare a cantare e a studiare. Dopo lezioni con il maestro Vergine, Caruso si sentiva ormai pronto all'esordio, ma alle prove per la Mignon di Ambroise Thomas non venne accettato, Esordì il 16 novembre 1894 con una parte ne l'amico Francesco di Domenico Morelli, percependo 80 Lire per quattro rappresentazioni (poi ridotta a due a causa dello scarso afflusso di pubblico e nonostante una buona critica)

Al momento della morte il tenore stava preparando il ruolo di Otello, dall'omonima opera di Giuseppe Verdi. Sebbene non sia riuscito a portarlo in scena, registrò comunque due magnifiche selezioni dell'opera: l'aria Ora e per sempre addio e il duetto con Iago, Sì, pel ciel marmoreo, giuro, insieme al grande baritono Titta Ruffo.
Caruso aveva nel repertorio circa 521 canzoni.

Samstag, 8. März 2014

Napoli


Napoli è un comune italiano di 958.078 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia e della regione Campania. 
Situata in posizione pressoché centrale nell’omonimo golfo, tra il Vesuvio e l’area vulcanica dei Campi Flegrei, è il terzo comune italiano per popolazione dopo Roma e Milano, nonché cuore di una delle aree metropolitane più popolose d’Europa.

Fondata intorno alla metà dell’Vlll secolo a.C. fu tra le città egemoni della Magna Graecia, grazie al rapporto privilegiato con Atene, ed esercitò una notevole influenza commerciale, cultura e religiosa sulle popolazioni italiche circostanti tanto da diventare il centro delle filosofia epicurea.

Dopo il crollo dell’Impero romano, nell’Vlll secolo la città formò un ducato autonomo indipendente dall’Impero bizantino; in seguito, dal Xlll secolo e per circa seicento anni, fu capitale del regno di Napoli.

Divenuta capitale del Regno delle Due Sicilie sotto i Borboni, conobbe un lungo periodo di sviluppo socioeconomico culminato in una serie di primati civili e tecnologici tra cui la costruzione della prima ferrovia in Italia.

Dopo l’annessione al Regno d’Italia soffri di un sensibile declino, esteso anche a tutto il sud Italia.

Per motivi storici, artistici, politici ed ambientali è dal basso medioevo fino ad oggi , tra i principali centri di riferimento culturale d'Europa. Sede del Federico ll, la più antica università statale d’Europa, ospita altresi l’Orientale, la più antica università di studi sinologici ed orientalistici del continente e la Nunziatella, una delle più antiche accademie militari al mondo, eletta patrimoni storico e culturale dei Paesi del Mediterraneo da parte  dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo.

Luogo d’origine della lingua napoletana, ha esercitato ed esercita un forte ruolo in numerosi campi del sapere, della cultura e dell’immaginario collettivo a livello mondiale.

Nel 1995 il centro storico di Napoli, il più vasto d’Europa, è stato riconosciuto dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità.

Nel 1997 l’apparato vulcanico Somma-Vesuvio è stato eletto dalla stessa agenzia internazionale (con il vicino Miglio d’Oro, in cui ricadono anche i quartieri napoletani di San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli) tra le riserve mondiali della biosfera.

Origine del nome

L’origine etimologica del nome della città di Napoli è molto semplice, a differenza di altri che invece hanno un etimo incerto.

Infatti, è certo che il toponimo “Napoli”, qui istoriato nella forma aggettivata “Neopoliton” su uno statere con Nike e Toro androprosopo del 275 a.C., derivi dal termine greco Neapolis, che significa “città nuova”. Meno chiara, tuttavia, è la radice del nome Neapolis, tradizionalmente individuata nella contrapposizione all’antica Palepolis “citta vecchia”, che sorgeva nell’attuale località di Pizzofalcone.







































Geografia fisica
Napoli sorge quasi al centro dell’omonimo golfo, dominato dal massiccio Vesuvio e delimitato ad est dalla penisola sorrentina con Punta Campanella, ad ovest dai Campi Flegrei con Monte di Procida, a nord ovest-est dal versante meridionale della piana campana che si estende dal lago Patrio al nolano.

Clima
Napoli gode di un clima mediterraneo, con inverni miti e piovosi e estati calde e secche, ma comunque rinfrescate dalla brezza marina che raremente manca sul suo golfo. Il sole splende mediamente per 250 giorni l’anno. La particolare conformazione morfologica del territorio del capoluogo, comunque, è tale da fare in modo che la città possieda al suo interno differenti microclimi, con la possibilità quindi di incontrare variazioni climatiche anche significative spostandosi di pochi chilometri.

Simboli
Lo stemma si compone di uno scudo sannitico diviso in due parti orizzontali di uguale 
altezza, quella superiore colorata d’oro e l’altra di rosso 

Dienstag, 5. November 2013

Wu Ming


Wu Ming è un collettivo di scrittori proveniente dalla sezione bolognese del Luther Blissett Project (1994-1999), divento celebre con il romanzo Q. A differenza della pseudonimo aperto „Luther Blisset“; „Wu Ming“ indica un preciso nucleo di persone, attivo e presente sulle scene culturali dal gennaio del 2000. Il gruppo è autore di numerosi romanzi, tradotti e pubblicati in molti paesi, autodefinitesi parte del corpus(o „nebulosa“) del New Italian Epic.

Formazione

Il fatto che il gruppo si chiami „senza nome“ ha spesso generato equivoci sul presunto anonimato dei suoi membri. I cui nome anagrafici sono invece noti e riportati anche sul sito ufficiale.

Dal 2000 alla primavera del 2008, la formazione ha compreso:
Roberto Bui (Wu Ming1)
Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2)
Luca di Meo (Wu Ming 3)
Federico Guglielmi (Wu Ming 4)
Riccardo Pedrini (Wu Ming 5)

Il 16 settembre 2008 il gruppo ha annunciato l’uscita di Luca di Meo dal collettivo, avvenuta nella primavera precedente.

Ciascuno dei quattro membri ha un nome d'arte individuale, una produzione “solista” e una “voce” autoriale autonoma, riconoscibile dai lettori.

In cinese mandarino “wu ming” significa “senza nome” oppure “cinque nomi”. Il nome d’arte è un inteso tanto come tributo alla dissidenza (“Wu Ming” è un modo di firmarsi frequente presso i cittadini cinesi che chiedono democrazia e libertà di parole) quanto come rifiuto dei meccanismi che trasformino lo scrittore in divo.

A questa scelta si lega anche la particolare posizione degli autori in ordine al diritto d`Autore: tutte le opere di Wu Ming sono infatti pubblicate sotto licenza Creativa Commons e dal sito ufficiale del gruppo è possibile scaricare i testi integrali, per i quali è consentita una riproduzione (total o parziale) in qualunque formato, tranne che per scopi commerciale.

Di notevole importanza nella produzione del collettivo è il loro blog Giap.

Il collettivo si impegna in estesi tour di presentazioni e incontri con i lettori e i suoi membri appaiono spesso in pubblico.

I Wu Ming rifiutano di mettersi in posa per servizi fotografici e hanno come politica di non apparire mai in video. Non hanno mai accettato inviti a trasmissioni televisive. Nemmeno sul loro sito ufficiale sono disponibili immagini dei loro volti. La loro politica è quella di apparire soltanto di persona, in carne e ossa.

Il gruppo ha riassunto questa impostazione in un motto: "Trasparenti verso i lettori, opachi verso i media". Ecco come Wu Ming 1 ha spiegato la posizione del gruppo in un'intervista del 2007: Una volta che lo scrittore diventa un volto separato e alienato (nel senso litorale), comincia una ridda cannibalica, quel volto appare ovunque, quasi sempre a sproposito. La foto testimonia la mia assenza, è un vessillo di distanza e solitudine. La foto mi blocca, congela la mia vita in un istante, nega il mio trasformarmi in qualcos'altro, il mio divenire.


Samstag, 10. August 2013

Che amore!


Sophia Loren e Carlo Ponti

Sofia Loren (o "Sophia" com'è conosciuta a livello internazionale, ma il suo vero nome è Sofia Villani Scicolone) era la donna che tutti sognavano. Bellissima, allegra e bravissima. Tanto che, già molto giovane, lavora con alcuni dei migliori registi italiani dell'epoca. Un misto perfettamente riuscito tra una dea romana e una ragazza semplice, di quello che piacciono agli italiani degli anni Cinquanta e Sessanta. Per questo forse, oltre che per la morale cattolica, che nell'Italia di quegli anni è molto presente, la storia d'amore tra Sofia e Carlo è uno scandalo. Lui è un produttore cinematografico lombardo. In quegli anni produce alcuni dei film di registi che faranno la storia del cinema italiano: Roberto Rosselini, Pietro Germi, Mario Monicelli. 
I due si incontrano per la prima volta nel 1951, nello studio di Carlo. Sofia ha solo 17 anni, Carlo ne ha 39 ed è appena diventato padre per la prima volta. Lui sostiene la carriera di Sofia, ma c'è di più: i due si amano profondamente. Carlo ottiene nel 1957 il divorzio dalla moglie in Messico (il divorzio, in Italia, non esista ancora) e li si sposa per procura con Sofia, che è assente. Il matrimonio messicano è annullato in Italia nel 1962, ma Sofia e Carlo si sposano ancora una volta a Sèvres (Francia) nel 1966. Questo loro secondo matrimonio dura più di 40 anni, fino alla morte di lui nel 2007. I due avranno due figli: Carlo junior ed Edoardo.

Freitag, 9. August 2013

La Letteratura italiana, e l'Italia letteraria


La letteratura italiana è naturalmente legata all'identità nazionale. Il discorso storico sulla letteratura si intrecciato fin dalle origini con la prospettiva della nascita di una comunità, che da comunità letteraria è progressivamente diventata comunità nazionale. 

Le storie della letteratura italiana hanno sempre puntato a rivendicare una specificità nazionale della letteratura italiano, da Giovanni Mario Crescimbeni e Giacinto Gimma fino a Girolamo Tiraboschi e Francesco De Sanctis. La letterura è stato perciò il principale veicolo di unificazione degli italiani, al punto che si può parlare di un'Italia letteraria in contrapposizione o in aggiunta all'Italia costruita su base politica, etnica o economica.

Già Dante col De vulgati eloquenti si proponeva di creare una lingua e una letteratura capaci di superare i confini municipali per allargare lo sguardo a su comunità da sentimenti e interessi collettivi, basati prima di tutto sul discorso d'amore e sullo scambio culturale. In seguito testi famosissimi, su un percorso che va dalla canzone Italia mia di Francesco Petrarca alla canzone All'Italia di Giacomo Leopardi, hanno affrontato il problema del rapporto tra letteratura italiana e identità collettiva. Ancora nel corso del Novecento tutti i principali scrittori, da Gabriele D'Annunzio e Filippo Marinetti, passando per Giuseppe Ungaretti e Elio Vittorini, fino a Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino e Umberto Ecco, si sono proposti come interpreti del sentimento nazionale.

Anche quando ci si è voluti opporre alla tradizione nazionale, lo si è fatto all'interno di una prospettiva italiana, come è accaduto ai primordi della neoavanguardia con i romanzi, entrambi pubblicati nel 1963, Fratelli d'Italia di Alberto Arbasino, e Capriccio italiano di Edoardo Sanguineti. Anche in tempi recenti gli scrittori continuano a confrontarsi col problema dell'Italia letteraria, come si evince dai titoli dei romanzi L'Italia spensierata di Francesco Piccolo, e Italia, De Profundis di Giuseppe Genna.

L'ultima proposta letteraria, il New Italian Epic di Wu Ming, si muove anch'esso in questa direzione, con l'individuazione di una linea attuale, tutta italiana e tutta letteraria, di indagine della storia e di lavoro sullo stile. Sulla stesse linea, infine, la raccolta di racconti pubblicati dalla Minimum Fax, a cura di Giorgio Vasta, Anteprima Nazionale (2009), con scritti di Tullio Avoledo, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Giancarlo de Cataldo, Valerio Evangelisti, Giorgio Falco, Giueseppe Genna, Tommaso Pincio, Wu Ming 1, che raccontano come sarà il nostro paese tra vent'anni.

Sonntag, 4. August 2013

LE TRE CIME DI LAVAREDO



 "Mi sembra di toccare il cielo con un dito". Si dice quando ci si sente felici e in pace con se stessi, magari in vacanza, immersi in uno scenario naturale che ha pochi eguali al mondo. Se poi le dita che toccano il cielo sono tre, immense e scolpiteda madre natura, la meraviglia diventa pura estasi. È il caso delle tre Cime di Lavaredo, fiori all'occhiello delle Dolomiti. Un "indici", un "medio" e un "anulare" affondati alle nuvole o che, nelle giornate più limpide, fendono l'azzuro del cielo. Al confine fra Trentino-Alto Adige e Veneto, fra le province di Bolzano e Belluno, dominano da millenni le Alpi orientali. Non hanno nomi leggendari o fantasiosi. Per riconoscerle basta guardarne la "statura": La Cima Grande è alta 2.999 metri, La Cima Ovest è 2.973 metri, la Cima Piccola 2.857 metri.
Per esplorarle da vicino viene voglia di improvvisarsi alpinisti. Non per niente sono la meta prediletta di chi ha dimestichezza con l'alta quota! C'è chi assicura, però, che affrontarle non è facile. Molto più sicuro e rilassante ammirarle da lontano. Il consiglio è di spingersi in macchina fin dove è possibile, per voi avventurarsi in affascinanti itinerari a piedi. Il più consigliato prevede di lasciare le quattro ruote  al grande parcheggio del Rifugio Auronzo, al quale si arriva con la strada a pedaggio che parte dal Lago di Misurina, in provincia di Belluno. Dal Rifugio parte in un sentiero che, attraverso un "annello" con pendenze accessibili anche ai meno allenati, consente di vedere le vette e di fotografarle dalle più diverse angolazioni.
Appena partiti si può ammirare la chiesetta di Maria Ausiliatrice, poi si arriva al Refugio Lavaredo: da qui in poi le tre Cime si mostrano in tutto il loro splendore e, a seconda dell'ore e delle condizioni meteorologiche, mutano aspetto di continuo come capricciose vip in passerella.

Nei dintorni

Da non perdere è il suggestivo Lago di Misura, specchio d'acqua di origine glaciale chiamato "la perla del Cadore" per la sua preziosa bellezza. Si trova a un'altitudine di 1.754 metri, circondato da boschi e dalla vette dolomitiche, tra cui le Tre Cime di Lavaredo. Un "classico" è il giro del lago, da percorrere a piedi o in bici lungo la deliziosa stradina sterrata che corre lungo la riva. Il paesaggio è solcato da numerosi sentieri: si può salire sul Monte Piana, con vista sulle Tre Cime, o raggiungere con la seggiovia del Col De Varda un punto panoramico da dove ammirare il Gruppo del Cristallo. Per i più mondani, a soli 30 minuti di macchina c`è Cortina d'Ampezzo, detta "la regina delle Dolomiti" non solo per lo splendido scenario montano che la circonda, ma anche per il suo fascino senza tempo, grazie al quale è entrata a far parte - unica località italiana - del Best of Alps, l'associazione che riunisce le 12 località di montagna più raffinata delle Alpi.